Vini and Co.
L'idea di Leonardo
Brunello, la disfida continua...
La disfida del Brunello continua. Sulle colline di Montalcino si annuncia tempesta, almeno a giudicare da quanto viene scritto su giornali e riviste di settore. Riassumiamo in breve, per i non addetti ai lavori: un produttore, Stefano Cinelli Colombini, della Fattoria dei Barbi, decide di dare le dimissioni dal Consorzio. Lo fa in maniera pubblica, con tanto di comunicato stampa e anticipazioni a giornalisti. Il motivo sarebbe legato a supposte modifiche del disciplinare di produzione, che sarebbe stato preventivato da alcuni soci del Consorzio. La cosa più grave sarebbe la diminuizione del tempo di invecchiamento, ridotto di un anno, che vedrebbe l'immissione in commercio di una quantità impressionante di bottiglie di Brunello ma soprattutto, snaturerebbe lo stile del vino. Inizialmente il consorzio non replica alle accuse ma poi, incalzato dai continui pungoli derivanti dalle dichiarazioni di Cinelli Colombini, lo fa in maniera asciutta, ricordando come, nella lettera di dimissioni, fra i motivi delle stesse non erano certo elencate le modifiche al disciplinare. Ma soprattutto, che da nessun atto ufficiale si poteva rilevare che ci fosse intenzione di effettuare cambiamenti nella produzione. Tanto rumore per nulla? Forse no, da un lato una intelligente e sottile politica di comunicazione ha portato sotto la luce dei riflettori discussioni che avvengono attorno al Brunello tra gli stessi produttori, e che sarebbero rimasti dei semplici "pourparler" se non si fosse deciso di impostare, su questi commenti, un'efficace strategia di immagine. Il risultato è che oggi, dopo tante urla e strepiti, non si riesce a capire su quali elementi reali poter avviare un confronto e una discussione. Di certo, in maniera coerente, non vociata ma ragionata, è giunto forse il momento di ragionare sul futuro di uno dei migliori vini italiani