Vini and Co.

Vini famosi

Carmignano

La storia del vino, che qui ha lunghe tradizioni: una pergamena dell'804 già parla di una concessione da parte della chiesa di S.Pietro in Seano, di una proprietà che comprendeva una vigna, nella tenuta denominata Capezzana. E molti anni dopo, è sempre il Redi, cantore per eccellenza del prodotto di Bacco, nel suo "Ditirambo", che parla particolarmente bene del vino della zona. Non è un caso, poi, che un commerciante pratese come Francesco Datini, l'inventore della cambiale, fosse disposto a spendere fino a quattro volte il prezzo medio di un vino toscano, pur di assicurarsi il "Charmignano".
Oltre le storie e le leggende più o meno ufficiali, si deve attendere il XVIII secolo, precisamente il 1716 perchè il Granduca Cosimo III dei Medici includesse la zona fra le quattro più importanti del suo regno, riconoscendone addirittura una protezione legale del nome: un esempio antico di Doc attuale. Il motivo di tanto interesse è anche da ricercarsi nell'amore del Granduca per l'agricoltura, in special modo per la coltura dela vite. Non a caso aveva messo a Carmignano tutti i vigneti sperimentali, costituiti da varietà di uve raccolte in giro per l'Europa, per trovare la più adatta da impiantare nelle sue tenute.
Malgrado la fama raggiunta dal vino della zona, continuata per tutto il XIX secolo con citazioni da parte di studiosi e letterati nei loro libri, la popolarità della zona tende a scemare all'inizio del '900. Il periodo peggiore arriva a cavallo delle due guerre, quando il Carmignano, a causa dell'allargamento del nome Chianti, viene inglobato nella sottozona Montalbano. E qui annega nel mare di vini tanto dissimili quanto anonimi, che si riuscivano a vendere grazie alla magica parola Chianti impressa sull'etichetta.
È stato grazie all'allora sindaco Lenzi, all'ingegnere Cianchi del Chianti Putto e al Conte Ugo Contini Bonacossi se, sul finire degli anni '60, fu richiesta una Doc separata, per le evidenti differenti caratteristiche qualitative del Carmignano rispetto al Montalbano. Battaglia vinta nel 1975, e la fama del vino è ripartita, con tale impeto che nel 1990 e' stata ottenuta la DocG, ossia il massimo riconoscimento ottenibile da un vino, da parte della legislazione italiana.
Ma come spesso capita, di questo tesoro a due passi da casa ne sono migliori conoscitori gli stranieri che noi italiani. Addirittura, in Svizzera, non ha mai cambiato nome: anche quando veniva venduto come Chianti, gli svizzeri pretesero il nome Carmignano sull'etichetta.
E che si dimostri un vino adatto al gusto internazionale, lo si rileva dalle esportazioni, che costituiscono i due terzi delle vendite. Una spiegazione la si può trovare nel tipo di uve utilizzate: se da sempre il Sangiovese veniva abbinato ad uve bianche come Trebbiano e Malvasia per fare il Chianti, in questo lembo di terra fortunata aveva attecchito con buoni risultati un'uva straniera detta "francesa": il Cabernet, che la storia successiva ha dimostrato essere un vitigno particolarmente adatto ai terreni toscani.

Carmignano