Vini and Co.

Vini famosi

Aleatico

Croce e delizia dell'Elba: in questa frase si consuma la querelle dell'Aleatico, vino-simbolo di questa isola dell'arcipelago toscano, che ha dovuto scontare la sua fama e il suo successo con le mille copie, mal riuscite, che ne hanno offuscato in parte la sua bella immagine.
Approfittando, infatti, di una legislazione a dir poco lasciva, molti imbottigliatori hanno approfittato del buon nome che aveva questo vino dolce, per mettere in commercio un vino liquoroso che di Aleatico aveva solo il nome o poco più. Magari con sopra l'etichetta lo stemma di Napoleone, che non guasta mai da queste parti.
A onor del vero, c'è da dire che la Doc "Elba", per i vini prodotti nell'isola, è storia piuttosto recente, e i produttori si sono dovuti scontrare con pregiudizi piuttosto grossi, da parte dei consumatori riguardanti la qualità del vino isolano. Senza contare che, per fare un buon lavoro, sono stati cambiati, in molti casi, i sistemi di allevamento della vite, piuttosto antiquati e non certo rispondenti ai moderni criteri di qualità.
Non parliamo poi della vinificazione in cantina, ancora allo stato primordiale in molti casi. Bisogna dire, che da un punto di vista storico, la coltivazione della vite ha sempre avuto un certo successo, rimanendo però confinata nel consumo familiare del vino o nella vendita di uve su altri mercati.
È del secolo scorso, del 1879 esattamente, una monografia agraria sull'isola d'Elba, nella quale si stigmatizza il comportamento dei coltivatori che, di fronte all'abbondanza di tanta buona materia prima, non adottavano dei giusti sistemi di vinificazione, non traendo, in questo modo, un giusto profitto per il lavoro svolto. La tendenza era quella di non voler accettare consigli, lavorare seguendo criteri strettamente personali, senza mai mettere in discussione sistemi adottati per anni.
Il problema principale derivante dalla produzione di Aleatico è il suo costo, che risulta alto se paragonato ai vini liquorosi, commercializzati sotto lo stesso nome. È facile intuire come il consumatore non evoluto ricerchi, in questo vino, solamente la dolcezza e un piacere derivante da un gusto lievemente aromatico. Si accontenta allora del vino più economico, senza andare a ricercare quello prodotto veramente nell'isola.
Nella realtà, il prezzo è proporzionato agli alti costi della produzione, derivanti dall'appassimento e conseguente bassa resa. L'appassimento all'aria, che dura almeno una settimana, è la nota dolente di alcune annate, visto che, malgrado l'accurata cernita nella scelta dell'uva fresca, risulta facilissimo in periodi piovosi, far ammuffire tutto, con risultati negativi irrimediabili. Per la vinificazione, una volta detto dei pericoli di ammuffimento, si è adottato un sistema nuovo per l'appassimento delle uve. Non più cannicciati esposti al sole, che di notte dovevano essere coperti da teli per proteggerli dalla rugiada, ma speciali contenitori trasparenti, con circolazione dell'aria, per una migliore protezione e conseguente riduzione di lavoro manuale. La pigiatura viene effettuata in maniera soffice, fermentazione tumultuosa di 5-10 giorni, che prosegue poi tutto l'inverno, a volte fermandosi per poi riprendere in primavera. Per imbottigliare spesso non basta attendere primavera, rimane alto il rischio di rifermentazione in bottiglia, e così alcune aziende aspettano che il vino sia completamente stabilizzato. Quello che si ottiene alla fine è un vino passito atipico, a volte con sensazioni lievemente astringenti, sicuramente unico.

Aleatico