Le Marinate

Quisquilie & pinzillacchere : Le Ricette di MangiareBene

Ostriche fritte

Ostriche fritte

Le Ricette

Dei miei anni di lavoro negli Stati Uniti ho molti ricordi, ma non potrò più dimenticare l’emozione che provai un giorno d’Agosto. Uno dei miei compagni di lavoro al Dipartimento di Energia Atomica della General Electric a San Josè in California, era anche un grande appassionato di volo e vela: Bob.
A quel tempo, avevo iniziato a volare da poco sugli aerei di linea e non vi nascondo che nutrivo durante tutti i viaggi un terrore drammatico, per cui prima di imbarcarmi facevo spesso ricorso a qualche buon bicchiere di vino rosso!
Il mio collega statunitense mi si mise alle calcagna e tanto fece e tanto brigò che mi convinse un giorno a recarmi al vicino aeroporto privato dove si praticava il volo a vela. Accompagnato da puro terrore, mi sistemai nella carlinga di quel leggerissimo velivolo dalle lunghissime ali e presi posto sul sedile anteriore, mentre Bob si sistemò sul sedile posteriore dietro di me.
Agganciati ad un piccolo aereo ad elica fummo trainati su, su per il cielo fino a notevole altezza, quando il mio compagno si chinò e azionò una leva. Si udì un rumore sordo e si avvertì una notevole scossa: ci eravamo sganciati dall’aereo ad elica ed eravamo ormai in aria con i soli nostri mezzi. Ebbi quasi un conato, cominciai a pregare ripercorrendo in un lampo tutta la mia vita e insieme presi a bestemmiare dentro di me per essermi fatto convincere così stupidamente.
Bob a quel punto mi ingiunse di prendere i comandi: la cloche e i due pedali. Stringendo i denti obbedii iniziando a seguire le sue istruzioni. Con manovre dolci mi accorsi di poter dominare quel mezzo, ma soprattutto avvertii di esser nel silenzio più assoluto udendo soltanto un lieve fruscio sulle ali. Vedevo dall’alto una campagna rigogliosa, in lontananza dei picchi montagnosi che si stagliavano nel cielo alla nostra altezza e mi parve improvvisamente di ritrovarmi in uno di quei sogni, per me frequenti, di riuscire a volare agitando le braccia.
Ogni timore scomparve, avevo trovato una pace interiore, quasi che la mia anima si fosse staccata dal corpo per librarsi in un mondo incantato. Inesorabilmente il velivolo si abbassava di quota e ci si doveva per forza dirigere all’aeroporto. Supplicai Bob di non interrompere quel sogno e lui, per fortuna, individuò una grande fabbrica in costruzione tutta d’acciaio, che investita dal pieno sole, creava una corrente di aria calda ascensionale. Roteammo per molti minuti su quella colonna d’aria calda riuscendo a riguadagnare l’altezza perduta. Fu un’ebbrezza, una sensazione di libertà, un’esperienza indimenticabile. Tornammo al campo di aviazione accolti dalle nostre mogli che confessarono di non averci mai visto così felici.
Fu l’occasione per celebrare quel giorno incantato con un’ottima cena a Monterey in un ristorante della 17th Mile Drive, innaffiata da un eccellente vino bianco gelato: Chardonnay Paul Masson.