Le Marinate

Quisquilie & pinzillacchere : Le Ricette di MangiareBene

Frittata di "Scàmmaro"

Frittata di

Le Ricette

“Quanno mor’io chiagniteme”
“nu quarto d’ora e basta.”
“Che m’atterrate all’unnece?”
“Salute e bene, a e doie menate a pasta.”

Questi versi di poesia napoletana mi ritornano spesso in mente quando dedico le ore migliori ad interpretare le ricette della mia città. C’é tutta la filosofia di un popolo che ha sempre prediletto il cibo più amato: la pasta. Anche un evento triste come il trapasso induce l’attore a consigliare di cuocere per tempo quel cibo prelibato tanto da limitare il pianto di dolore ad un solo quarto d’ora. Ma i napoletani non erano conosciuti nei tempi andati per prediligere la pasta, tanto che venivano chiamati “mangiafogghie” perchè si nutrivano soprattutto di verdure. Più tardi, soprattutto nel ‘700 e negli anni che seguirono scoprirono la pasta che proveniva dalla Sicilia e ne fecero per questioni soprattutto economiche il cibo prediletto.Così i Napoletani si guadagnarono il nome di “mangiamaccheroni”. Poiché il popolo non nuotava certamente nell’oro, nulla veniva sprecato e il cibo non consumato era sempre oggetto di successive, gustose elaborazioni. La ricetta che segue è ben nota a Napoli e anch’essa derivata dall’utilizzo di avanzi di pasta del giorno precedente. Essendo realizzata con ingredienti semplici essa ha preso il nome di “scàmmaro”. Questo termine deriva dalla parola greca kamma che indicava un greve intingolo ingozzato a crepapelle. Poiché nella lingua partenopea la “s” ha valore privativo (come l’alfa in greco), il significato viene capovolto ed assume al contrario il significato di “cibo povero”.