Le Marinate

Latte di gallina

Essere un boccon da prete

E’ iniziata la Quaresima e chissà per quale associazione di idee mi è venuta in mente questa espressione: essere un boccon da prete, cioè una cosa ghiotta, prelibata, che suscita desiderio o gola. Si può applicare sia agli oggetti che alle persone.
Soprattutto in Toscana, il boccon del prete è il codione (o codrione, cioè il coccige) dei volatili, in particolare del pollo, che dicono sia saporitissimo.
I preti, sia nella tradizione popolare che nella letteratura (ma anche nella storia e perfino nei fatti di cronaca dei nostri giorni!), sono sempre stati considerati delle buone forchette e degli amanti del buon vino.
Già nel IV secolo, il famoso rètore Libanio accusa i preti di “mangiare più degli elefanti”. Non si tratta semplicemente dell’accusa di un pagano; San Gerolamo è forse la prima testimonianza cristiana a riconoscere in una lettera che una parte del clero è “esperta in ghiottonerie”. Per motivi strettamente personali non posso fare a meno di citare Sant’Antonio da Padova , che nei “Sermones” fa questo ritratto dei preti buongustai: “facie rubicondi, capputi et impinguati volunt regnare cum Cristo et gaudere cum mundo”. Una menzione d’onore meritano anche i preti di Avignone, che durante i quasi settant’anni in cui la città fu sede del papato, gironzolavano per le osterie e facevano baldoria.
L’archivio comunale di Grosio, in Valtellina, conserva documenti che attestano che un certo parroco del ‘500 “magna troppe spezzie”.

Essere un boccon da prete San Gerolamo

sant'antonio Sant' Antonio da Padova