Le Marinate

Latte di gallina

Essere come il prezzemolo

L’espressione essere come il prezzemolo indica una persona che si ficca dappertutto, un/a presenzialista.
Il prezzemolo si mette un po’ in tutti i cibi, è noto fin dall’antichità e cresce un po’ dappertutto; da questi tre fattori il legame con un certo “complesso di onnipresenza”.
Il nome prezzemolo deriva dal greco petroselion, che significa “sedano delle pietre”; gli Etruschi lo chiamarono petroselinum sativum, dove sativum sta per “adatto ad essere coltivato”. In effetti il prezzemolo nasceva qua e là spontaneamente nei luoghi alti delle città etrusche.
I Greci e i Romani ne facevano un uso assai diverso; mentre secondo i Greci stimolava l’appetito portarne una coroncina in testa durante i banchetti, i Romani lo mettevano sulle tombe. A causa di questa abitudine romana, per secoli si credette che il prezzemolo portasse morte e raccolti scarsi, fino a quando questa pianta, nel Medioevo, venne usata per la prima volta in cucina e fu subito evidente la sua versatilità, giacché si mescolava con gli altri ingredienti e aromi senza togliere gusto a nessuno di essi. A questo proposito però bisogna dire che già gli Etruschi usavano un trito di aglio e prezzemolo per insaporire la carne, oltre a farne un unguento miracoloso che leniva la pelle.

L’espressione essere come il prezzemolo non va confusa con la meno usata starci come il prezzemolo nelle polpette; qui la polpetta è l’eccezione che conferma la regola, perché in questo caso significa che il prezzemolo né toglie né aggiunge sapore a questo piatto, cosí come si dice di una persona la cui presenza ci è indifferente.

Essere come il prezzemolo