Le Marinate

Il libro è servito

Pausa pranzo, Come stare lontano dai bar e vivere felici

Stefano Arturi

Guido Tommasi Editore, 2007
221 pagine
15 euro

Non è vero che la lotta di classe è finita; vecchio simbolo della classe operaia assurto ad emblema di una nuova resistenza. Questa volta il nemico non è più il capitalista di Cipputi, quanto l’odioso bar a due passi dall’ufficio: quello pieno di insalate plastificate, panini novecenteschi e primi piatti pre(stra)cotti. Ebbene il momento di dire basta è arrivato, e il libro di Stefano Arturi è il tanto atteso manifesto dei travet rivoltosi.
Laureato in Cultural studies, ma impegnato nel giornalismo gastronomico, Stefano Arturi nella sua seconda “fatica” (la prima è English Puddings, sempre per Guido Tommasi) affronta il tema spinoso della pausa pranzo. L’arma vincente è appunto la schiscetta, quel contenitore di alluminio utile per “schisciare” (ovvero schiacciare) le pietanze fatte in casa; quasi un atto d’amore verso se stessi, “perché io valgo”, come recitava un noto spot.
Può contenere 240 ricette ludiche, vagabonde e flessibili, utili anche per riciclare gli avanzi del giorno prima. Senza calcare il piede sull’acceleratore del cibo veloce né transigere sulla qualità delle materie prime, su cui l’autore, “massaia nell’anima”, dispensa utili consigli.
Vediamola allora questa cucina “leggera, gustosa, allegra, improvvisata, pensata, sana, profumata, contenta, energizzante, colorata, appassionata, curiosa”, come la definisce sobriamente l’autore. I capitolo sono 9: Pane e... fantasia; Salsette, olive, sottaceti & Co; Pasta, riso e dintorni; W la zuppa; Belle come il sole (le uova); Insolite insalate; Energia verde; Carne e (poco) pesce; Pausa dolce pausa (i dessert). Le fonti spaziano dai ritagli di giornale alle sperimentazioni personali, dalle chiacchierate fra amici, con godibili spiragli narrativi, ai classici della gastronomia scritta, Claudia Roden e Pellegrino Artusi su tutti. Senza dimenticare la gustosa descrizione del rito regale del panino al salame, dove la michetta è di rigore.
Sullo sfondo ci immaginiamo qualche stradina londinese, scenario metropolitano di un cibo apolide che rimescola sapori indiani, mediorientali, ebraici, turchi, iraniani, provenzali, napoletani eccetera. Sono tutti a portata di schiscetta e di pausa pranzo: una forchetta low cost per viaggiare dalla mezza alle quattordici e trenta.


Recensione di Alessandra Meldolesi

Pausa pranzo, Come stare lontano dai bar e vivere felici