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Il nostro pane quotidiano

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Istanbul. Una conferenza di gastronomia. Il tavolo è traballante: uno dei relatori stranieri mette un pezzo di pane sotto una delle gambe, et voilà, il tavolo non si muove più. Gli ospiti turchi guardano con orrore e si precipitano a recuperare il pane. Questo aneddoto (vero) è raccontato da Claudia Roden per illustrare il rispetto che il Medioriente ha per il pane.

Anche nella cultura occidentale il pane ha un ruolo fondamentale. Con il Padrenostro la cristianità prega il suo Dio e supplica il “pane quotidiano”; potente è poi l’immagine liturgica del pane che diventa corpo di Cristo.
Il pane è vita, il pane è sacro.
Ben cotto, fragrante, croccante oppure sofficissimo, il pane non manca mai in casa mia. Stuzzica l’appetito, fa da sottofondo a moltissimi piatti, soddisfa immediatamente anche il più vorace degli appetiti. Pane e olio, pane e formaggio, pane e salame, pane e cioccolata, pane e pane, per me queste sono le vere prelibatezze.
Abitando in un paese che ha dimenticato il sapore del pane, il mio sconforto è grande. Il pane in vendita nella maggior parte dei negozi inglesi è di qualità pessima: molliccio, anemico, e senza sapore. Di fatto, non è pane.
In Italia fortunatamente il panorama non è cosi grigio. Durante la mia ultima visita a Milano ho notato però segnali inquietanti.
La “michetta”, quella vera, dorata e croccante, vuota all’interno, un tempo orgoglio dei “prestinai” (panettieri) milanesi, è oggi una rarità.
Dappertutto si vende una pagnotta chiamata “pane di Altamura” che non ha però nulla a che fare con il vero pane pugliese.
La scelta è ancora ampia, ma mi sembra che sia più apparente che reale. Si vendono tanti tipi di pane, ma, spesso, non esistono marcate differenze tra l’uno e l'altro. Trovare poi un pane a pasta acida (il migliore, forse) è una vera impresa.

Imparare a farsi il pane in casa non è quindi un’idea completamente strampalata, dovunque si abiti.

Il nostro pane quotidiano Pagnotta appena sfornata

pane Cottura del pane