Le Marinate
Amarcord
Giovanni Rana
"Per il budino di cioccolato che faceva mia madre mollavo tutto"
Per Giovanni Rana da sempre ho provato una innata simpatia e ammirazione. È quasi impossibile riuscire in poco più di 30 anni a creare una industria come la sua, leader di mercato non solo in Italia ma anche all' estero. Quello che mi piace di lui è che è rimasto sempre se stesso, senza mai montarsi la testa o rinnegare il suo passato. Anzi, è fiero di fare conoscere a tutti i suoi esordi, di quando durante il fine settimana con un suo motorino distribuiva direttamente ai vari clienti i suoi tortellini.Di strada ne ha fatta tanta, chissà quante difficoltà ha dovuto superare, ma il suo ottimismo innato lo ha aiutato a raggiungere il meritato successo.
Che allegria, vederlo comparire di persona nei vari spot per promuovere i suoi prodotti.
Sogna Marilyn Monroe che gli chiede addirittura di darle lezioni di cucina.
Nello spot più recente non esita a trasferirsi in Piemonte dove porta in dono ad una famiglia, nel pieno della vendemmia, i suoi nuovi agnolotti al brasato. Chi meglio di loro può apprezzarli?
Bravo Giovanni, continua così e non smettere mai di stupirci con i tuoi ottimi prodotti: te lo dice una estimatrice.
Ringrazio Emilia Patruno per avere raccolto per conto di Mangiare Bene questo bellissimo Amarcord.
La mia ricetta per la serenità »
"Da bambino non mi piaceva la pastasciutta e odiavo i piselli. Ovviamente, poi nel tempo si cambia, ma i piselli comunque non li mangio neanche adesso.
Mi piace il pesce, tranne i gamberetti; il baccalà, specialmente come lo cucinano dalle mie parti (sono veneto, anche se tutti credono che, facendo i tortellini, io sia emiliano).
Io sono un mangione, sono sempre stato un mangione. Da una parte è una fortuna, riuscire a sentire, a gustare, ad apprezzare ancora di più la vita, i suoi sapori. Dall’altra un capestro, anche se ogni tanto mi metto a dieta e vado a posto… Mi sono sempre piaciute le cose semplici, non troppo condite. Certamente la pasta fatta in casa – quella che da sempre è stata la mia “fonte di ispirazione” ma anche il mio lavoro – da quando avevo le braghe corte e consegnavo la pasta in bicicletta. Noi siamo tradizionalisti, in Italia: o sei “da Simmenthal” o sei “da mamma” che fa con il mattarello tortellini, fettuccine e bigoli. Uno spettacolo. Io sono sempre stato della seconda categoria. Certo, tra i tortellini fatti a mano e i miei ci sono differenze: se adoperate il mattarello sono eccellenti, ma la pasta non verrà mai meno di 8 millimetri.
E per questa cosa devo dire che allora, con il cilindro, sono più bravo io, che faccio lo “sfogliavelo” di 0,5. Certo che ancora oggi, quando mia sorella Mary (che ha 80 anni) mi prepara un piatto di tortellini, è una festa.
Io trovo che la “morte del tortellino” è in brodo; un brodo sgrassato, leggero. Oppure i tortellini, se sono buoni come quelli che ho mangiato io da piccolo e che cerco di fare oggi, asciutti. Senza condimento, giusto un filino di olio e parmigiano. Così me li ricordo, così li mangio ancora oggi.
E poi il budino è la mia passione: per il budino di cioccolato che faceva mia madre mollavo tutto. Io odiavo la pastasciutta, ma non il riso. E tra le mille maniere di preparare il riso, quella che mi piaceva di più era (ed è) il risotto alla mantovana.
Mio figlio è un ottimo cuoco, ma la mia ricetta segreta è quella di un minestrone che da piccolo mi faceva impazzire e mi piace ancora adesso: io lo chiamo “il minestrone a modo mio”: prendete 1 kg di patate farinose, 1 kg di pomodori molto maturi, 1 kg e mezzo di fagioli Lamon della Vallata del Bellunese, un kg di cipolle dolci. Cuocete tutto a fuoco dolce; quando i fagioli saranno cotti, frullatene una metà e metà lasciateli interi. Il resto (pomodori, cipolle, patate si saranno già spappolati). Gettate nel minestrone caldo una pasta corta dal nome buffo: i supiotti, dei mezzi conetti che raccoglieranno i fagioli ancora interi. Mmmhh, sarà che mi piace la loro forma: infatti mi ricorda quella dei tortellini."