Le Marinate
Amarcord
Dacia Maraini
Dacia Maraini non ha bisogno di presentazioni. Il suo percorso di scrittrice, iniziato negli anni '60 con L'età del malessere, non ha conosciuto soste. Al centro dei suoi romanzi, spesso, troviamo affascinanti figure femminili in balia di una realtà esterna ostile e difficile. Dall'indimenticabile La lunga vita di Marianna Ucria a Isolina, la scrittura della Maraini racconta, come afferma Rossana Rossanda, "una realtà difficile, quella che si vede e non si vede. Non la dipinge, la interroga".
Il ricordo più preciso è legato all’abbondanza improvvisa e inaspettata e, naturalmente, anche pericolosa. Quando siamo stati liberati dagli americani eravamo abituati a mangiare due cucchiai di riso bollito al giorno e basta. Loro invece hanno fatto un’incursione aerea sul campo e hanno lanciato dall’alto una decina di barili di roba da mangiare. Questi barili si sono spaccati su una roccia e sugli alberi e noi abbiamo vissuto per qualche giorno di Bengodi.
Frutta sciroppata che veniva giù dalla collina, pezzi di cioccolata che pendevano dagli alberi, zucchero che imbiancava i prati, polvere di piselli che vorticava sul vento. Era veramente un paesaggio strano ed elettrizzante. Ma l’ordine degli anziani del campo era di non toccare assolutamente niente, pena la morte per esplosione! E così noi ci siamo messi a raccogliere quel ben di Dio per metterlo da parte per dopo, costruendo dei mucchietti che covavamo con gli occhi.
Chi non ha avuto veramente fame non può capire cosa significhi il cibo, per qualcuno che ne è stato privato per due anni diventa perfino un feticcio.
La mia fervida immaginazione sul cibo viene da lì, come viene da lì la mia abitudine a non buttare via niente che sia commestibile. La fame è un ricordo che non si cancella.