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I vini di montagna
Molto spesso, complici anche le mie origini isolane, mi capita di parlare di vini del mare. Questa volta però – e qui la complicità è data dall’inverno alle porte – vi voglio parlare di vini di montagna. Ma mentre nei primi la questione è più che altro organolettica (sentori salmastri, solari, percezioni mediterranee) in questi ultimi il riferimento è squisitamente geografico. Certo, anche l’analisi organolettica ne risente, ma quando si parla di vini di montagna si parla di vini che nascono da vigneti in alta, altissima quota, ad altitudini sopra i 600 metri slm, dove le condizioni di allevamento della vigna sono difficilissime per pendii e inclinazioni del terreno, tanto da definire quel tipo di viticoltura di tipo “eroico”.
Principalmente se parliamo di vini di montagna ci riferiamo alla catena alpina, dai vini della Val d’Aosta che rientrano nella denominazione omonima, ai vini dell’Alto Adige, passando per tutti i prodotti della Valtellina, in alta Lombardia, dove troviamo delle etichette di rossi veramente imperdibili. Non sono solo le Alpi, però, ad ospitare certe vigne di alta quota. Pensate che anche in Sicilia, sull’Etna, si trovano delle vigne a 700 metri di altezza, così come in Irpinia o in Basilicata.
Qualche giorno fa invece ho scoperto che anche l’Abruzzo sperimenta la viticoltura di montagna. E lo fa attraverso un bellissimo progetto che parte da uno chef di cui si è parlato molto in questi anni, Niko Romito, che da qualche mese ha aperto Casadonna, un centro polifunzionale dove affianco al ristorante – il suo Reale - trovano spazio anche delle cucine dove fare alta formazione per i giovani che vogliono intraprendere la professioni di cuoco ad alti livelli. In più Casadonna è anche ospitalità (a breve apriranno le 6 camere da letto), c’è una serra che all’occorrenza diventa sala per eventi e, all’esterno dei locali troviamo un vigneto sperimentale dove fare ricerca applicata all’enologia. Un ettaro di vigna posto a più di 800 metri d’altezza dove, in collaborazione con l’Università di Milano, si sperimentano sia i vitigni della tradizione abruzzese come il Pecorino, sia i vitigni internazionali più adatti a certe altitudini.
Il tutto è condotto con l’ausilio di Feudo Antico, un’azienda di Tollo che ha puntato tutto sulla qualità e non ha pensato due volte di sperimentare l’alta quota sposando a pieno l’idea e il sogno di Niko Romito.
Per assaggiare i vini bisogna però avere la pazienza di aspettare ancora qualche anno. Le barbatelle sono state impiantate da poco e per ora ci sono solo le prime foglioline. Sono sicuro che la pazienza verrà premiata e potremmo brindare presto a un altro vino di montagna doppiamente eroico: per la posizione e per la scommessa di Niko Romito di portare anche in Abruzzo i vini figli del freddo.