Accademia del fornello

Single: Divagazioni di Pippo: Le Ricette di MangiareBene

Il fornaretto di Venezia

La sorella del Curatore gli ha fatto dono di uno scatolone contenente la macchina per fare il pane.
La confezione, spartana fino alla tristezza, conteneva un parallelepipedo di aspetto solido e seriamente disadorno e un fascicoletto di istruzioni scritto nelle principali lingue europee, tra cui la nostra. Il testo, conciso fino alla crittografia, costituì subito oggetto di accaniti dibattiti esegetici. La macchina, in sostanza, è un piccolo capolavoro di tecnologia minore. Inseriti gli ingredienti si preme un bottone e dopo tre ore si estrae un pagnottone sgraziato, ma bell’e cotto. Con la fortuna del neofita il Curatore al primo colpo sfornò una deliziosa pagnotta, e fu l’ultima, perché non fu più padrone di ricordarsi come aveva fatto. Ne parlò con un amico single di lungo corso e a tempo pieno che ne possedeva una quasi identica, e ricevette istruzioni diffuse per radio chiacchiera completamente diverse. Gli approfonditi studi di farmacologia dell’amico lo rendevano autorevole, e il Curatore applicò le nuove istruzioni. Con diverse varianti produsse ciottoli, papponi, polentine bianche: tutto fuori che pane. Sua moglie, decana di un circolo di ricamatrici, ne parlò alle amiche e scoprì che la macchina del pane la adopravano tutte, con viva loro soddisfazione, producendo oltre a quello del padrenostro, anche pani arricchiti, conditi, aromatizzati e chi più ne ha più ne metta. Istruzioni? Vaghe ed orali, tutte più o meno del genere “quelle del manuale”. Raccolti questi lumi il Curatore rilesse l’odioso opuscoletto con l’attenzione professionale di un avvocato moderno laureatosi in diritto Romano nel remoto 1952. Convertì le once del misurino in grammi, dal momento che non possedeva un bicchiere graduato in libbre. Confrontò il peso specifico della farina con quello dell’acqua. Misurò la temperatura di quest’ultima con un termometro, e ci si riprovò diverse volte. Nebbia! Accora ciottoli, polentine e frecciatine tra il sarcastico e il compassionevole.
Una telefonata alla sorellina che, abituata da una vita di professoressa di scuola media, semplificò con chiarezza: “quelle del manuale”, “ma sono contraddittorie!” sbottò il Curatore. “Certo! Ma quelle della seconda pagina riguardano un altro programma. Non è scritto, ma si capisce”- Un’altra pugnalata!
Il Curatore si rifece pensando che se medici, insegnanti e signore nanoborghesi, come lui, venivano pandemicamente conquistati dall’arte bianca era anche perché il pane costa almeno tre euro al chilo.
Ripescando la parte veneta della sua origine, ricorda come l’usciere che apriva la porta della camera di deliberazione al Consiglio dei Dieci dovesse mormorare al loro passaggio “recordéve del povaro fornareto!”
Anche lui lo raccomanda agli amici che si pazientano seguirlo nelle sue stravaganze.