Accademia del fornello
Single: Divagazioni di Pippo
I soffritti e la filosofia dell'appetito
Il curatore ha rinvenuto una grossa busta di appunti conservati da sua suocera (nata nel 1905) al tempo in cui, in difetto di riviste patinate, la cucina e l'economia domestica giravano a penna e calamaio. Tra questi la ricetta per fare il sapone e quella per fare il lucido da scarpe.
Lui stesso pendant la guerre (un pizzico di retrò si impone in questo caso) ha aiutato suo padre a fare il sapone, solo che il grasso non era l'olio d'oliva della pulitissima ricetta siciliana, ma era fornito dalle spoglie mortali di un cane finito sotto un camion a carbonella proprio davanti al cancello di casa. L'olio d'oliva era ormai un ricordo tenuto in vita da una ampollina al mese, o forse poco meno.
Queste massaie che si facevano il sapone e il lucido da scarpe non erano povere come sembrerebbe: sapevano infatti leggere e scrivere, cosa che nel nostro Mezzogiorno entre deux siècles non era proprio un affare da tutti, e men che mai da tutte. Domi mansit, lanam fecit. Così anche la matrona. Ora si vedono comprare confezioni di soffritto industriale, e non è passato che un secolo dal tempo del quadernino.
Durante questo secolo ne sono capitate di tutti colori, tanto da far nascere una nuova filosofia della fame che salvo errore adesso si chiama globalizzazione.
Il curatore per sua fortuna ne è, come tutti, solo blandamente toccato e vive la faccenda magari con una punta di inquieta coscienza, ma con la speranza che un giorno o l'altro si arrivi a globalizzare l'appetito, invece della sua sorella maggiore. Impeditone se non altro dall'età, non indossa una tuta bianca, ma un candido grembiulone da cucina. Continua a difendere la sua casa, e forse un pochino quella degli altri, col sorriso della ragione, e la forza barricadera dei soffritti casalinghi che non possono essere sospettati di fare buchi nell'ozono.