Accademia del fornello

Single: Divagazioni di Pippo

I banner

Si favoleggia che al tempo del tormentone dei Savoia in onore di una cittadina elvetica in visita alla capitale venne dato un party di nobiltà con tanti cognomi e predicati che per annotarli occorreva la guida del telefono.
La data si sovrapponeva a quella di un trattenimento semplicemente mondano da tempo organizzato da una vulcanica signora pluriblasonata per successivi matrimoni, e la concomitanza pareva minacciarne il successo.
Non battè ciglio, la vulcanica – si dice – e si limitò a sentenziare “qui a Roma basta che metti fuori un osso di prosciutto e corrono tutti “. I fatti, a quanto si narra, le dettero ragione e il suo party dissanguò la estenuata concorrenza con fontana di champagne e annesso colpo di sciabola.
La rete, questo gigantesco osso di prosciutto, è in gran parte gratuita e tutti corrono verso i siti più appetibili, salvo mugugnare perché quei siti – proprio perché appetibili – son popolati di banner.
Questi, a differenza degli spot pubblicitari della televisione, non sono eludibili attraverso accorte manovre di zapping.
Sono molesti? Dipende dal sito, dal garbo con cui sono introdotti, dalla velocità del sistema nel caricarli, dalla attenzione del chiuderli dopo letti. Sono pericolosi? Se si visitano siti seri e per normale prudenza si tiene aggiornato un buon antivirus sono pericolosi quanto un orsacchiotto di peluche. Capitò al curatore di cercare con un motore prestigiosissimo una notizia di storia navale e di caricare una pagina che conteneva la chiave ricercata, ma in realtà riguardava quattro sciocchezze scollacciate. Terminata la ricerca chiudeva il collegamento e il giorno dopo si trovava installata come pagina iniziale la home page del sito sporcaccioncello. Riparato facilmente l’inconveniente si rese conto che l’atto di pirateria “buona” era teso ad incrementare il contatore di accessi, e quindi a meglio vendere quei banner che costituiscono l’anima della rete.
Tornando all’osso di prosciutto, se l’osso viene da un prosciutto di qualità, essere impazienti è come infastidirsi se tra una pietanze e l’altra qualcuno ci fa aspettare il momento necessario per andare a pagare ciò che andiamo consumando.