Accademia del fornello
Single: Divagazioni di Pippo
Fiammiferi e patate
Una simpatica adolescente alle prime esperienze di cucina riuscì a strabiliare il curatore.
“… Come sarebbe a dire patate a fiammifero? In casa si sono sganasciati dalle risa quando le ho portate in tavola! Perché?”
Convinto che alla gente bisogna dare il modo di spiegarsi come sa e può, il curatore portò la ragazzina in cucina, sbucciò una patata, le consegnò tagliere e coltello e le disse di tagliarla a fiammifero. La volonterosa apprendista studiò la misurazione come un astronomo e ridusse il tubero in diversi parallelepipedi delle dimensioni – appunto – di una scatola di fiammiferi. La ragazza, dal momento che papà usa l'accendino e mamma accende il gas col piezoelettrico, e a casa non hanno il caminetto, i fiammiferi li aveva visti solo dal tabaccaio, cioè in forma di scatola.
Il curatore riuscì a controllarsi e si voltò a cercare una scatola di fiammiferi; la aprì e gliene mostrò il contenuto. “più o meno – disse con qualche serietà – sarebbe una cosa del genere”. Fortunatamente la giovinetta, dopo essere arrossita come una brace, scoppiò lei in una simpaticissima risata, consentendo al vecchio di liberarsi a sua volta.
Gli venne però al naso l'odor di zolfo dei fiammiferi di quando aveva più o meno anche lui quell'età: gli zolfanelli che in tempo di guerra venivano raddoppiati tagliandoli per lungo con una lametta, la scatoletta di latta in cui venivano riposti quelli spenti (accesi alla fiamma servivano per trasportarla ad un altro becco del Triplex), o tagliati a lunghezza di cerino e infilati nelle relative scatolette dagli elegantoni più poveri; quelli che dovevi consegnare al mandriano che ti lasciava dormire nel fieno, quelli che illuminavano fuggevolmente pianerottoli che la luna non l'avevano vicina. Una merce che comunque aveva un piccolo valore economico, e quello del luccicare all'angolo degli occhi al ricordo di Anderssen. In compenso sulla tavola delle famiglie non esistevano le patate a fiammifero. In mancanza delle macchinette e delle friggitrici ci si doveva accontentare di tagliarle a spicchi e friggerle in padella croccanti e tenere, belle come i piatti finti che allora usavano ancora in teatro.