Accademia del fornello
Single: Divagazioni di Pippo
Due storie del pesce che non c'era
Una storia è del tempo delle diligenze, di quando esisteva anche i vitel tonné da servire caldo: solo nel '900 divenne di rigore la salsa maionese a coprire le fettine. Esistevano anche ricette ottocentesche in cui tra gli ingredienti non rientrava neanche il tonno. Molto sensatamente si è ritenuto che tonnato volesse in un primo tempo significare cucinato come fosse tonno e che la ventresca sott'olio sia stata aggiunta in un secondo tempo, attratta dal nome del piatto.
Il Curatore ha preso la notizia da fonte molto seria e “come l'ha comprata la vende”. Il tonno bugiardo che lascia intender che ci sia, ma non c'è, ricorda denominazioni tipo "fagioli all'uccelletta", cioè cotti con forte aroma di salvia come se fossero uccelletti, o quelle melanzane a funghetto che i funghi non li hanno mai visti neanche col cannocchiale. Una innocente e riconoscibilissima bugia da piccolo mondo antico.
L'altra storia è del tempo delle astronavi. Alcuni anni fa il Curatore venne incuriosito da un barattolo di "brodo di pesce" prodotto da una primaria Ditta, e con l'aiuto di una lente da filatelico scoprì che il prodotto conteneva circa un dieci per cento di pesce disidratato, pari a circa un ottanta per cento di pesce allo stato naturale.
Il prodotto, con tutti suoi limiti, era ancora dentro i confini della decenza. Recentemente incuriosito da un nuovo "brodo di pesce" (così era denominato sul cubetto di cartoncino che contiene il barattolo) riprese in mano la famosa lente per scoprire che oltre ad olio di palma, esaltatore di sapidità, estratto per brodo e curcuma, la polverina non conteneva altro.
Vero è che ne veniva raccomandato l'uso per valorizzare preparazioni a base di pesce, magari spargendolo sopra il pesce alla griglia, ma resta il fatto che il consumatore crede di acquistare brodo di pesce anziché curcuma e glutammato. Ancora a onor del vero è abbastanza probabile che per produrre l'estratto per brodo venga utilizzato del cascame ittico, ma resta il fatto che potrebbe non essere, e che il consumatore senza lente da filatelico finisca col mettere in pentola qualcosa che col pesce non ha mai avuto a che fare.
Il Curatore è perplesso: il pesce un po' stanco lo si può evitare, ma come sfuggire al pesce che non c'è?