Accademia del fornello

Single: Divagazioni di Pippo

Correva l'anno…

novecentotrentasei, senza il mille davanti, quando Sicardo, duca longobardo di Salerno e Benevento punì la secessionista città di Amalfi ponendola a sacco e deportando a Salerno molti eminenti Amalfitani. Forse se gli Amalfitani avessero fatto la classica piega, sarebbe bastato un atto di contrizione o poco più, ma (… cet animal est si méchant – que s’on l’attaque il se défende) pare occorresse una buona lezione.
Tre anni dopo Sicardo morì ammazzato ad opera dei suoi, e i Salernitani si diedero da fare perché gli succedesse il giovane fratello Siconolfo che ad ogni buon conto il malfidente principe aveva fatto deportare in un suo antico castello in quel di Taranto. Il Curatore ora liberamente saccheggia Matteo Camera (Istoria della città e della costiera d’Amalfi – Napoli 1836).
I Salernitani – scrive il Camera in sostanza – capirono subito che dovevano trovare accordo con gli Amalfitani perché il prigioniero stava in Taranto e non si poteva liberare se non per via di mare, cosa che i soli Amalfitani potevano fare “come quei che avevano molte navi e nell’arte del navigare erano non meno coraggiosi che esperti.” Trovato l’accordo con reciproche promesse di pace e di amicizia, gli Amalfitani fecero vela su Taranto, si introdussero nel castello simulandosi mercanti di stoviglie, fecero comunella con le guardie e le ubriacarono con i vini migliori che avevano portato con sé, badando da parte loro a berli bene annacquati.
I custodi, “sepolti nel vino e nel sonno” sono spogliati di tutte le armi e il principe viene imbarcato su legni amalfitani che aspettavano in vela, e felicemente rimpatriato. Da questa conquista fraudolenta della pace con i Longobardi inizia il reggimento repubblicano di Amalfi.
Il curatore, amalfitano di sangue e ancor più di cuore, agli amici Longobardi, già da allora tutt’altro che astemi, per completare la pace anche con loro, suggerisce, dal sito, una ricetta di orecchiette con i broccoli autentico vanto della saporita cucina pugliese.