Accademia del fornello

Single: Divagazioni di Pippo

Coincidentia oppositorum

Il Curatore ha comperato dal Kebabista della tolleranza alcuni pani e una vaschetta di verdure. Il tollerante Islamico che non beve la birra ma la vende a chi preferisca il peccato alla virtù, lo ha supplicato con gli occhi di acquistare anche il pollo.
In realtà i cilindroni di frammenti carnei sono quasi sempre di provenienza olandese, e quindi presumibilmente sicuri, ma il Curatore fa uso rarissimo di pollo, e deve essere pollo italiano.
Tornato a casa ha tagliato a tasca un pane e lo ha riempito di fettine di pancetta dolcemente rosolata fino a diventare croccante. Non rimase sorpreso per la già prevista gradevolezza dello spuntino, ma per avere in seguito e occupandosi d’altro, incontrato la mirabile semplificazione del pensiero del teologo Nicola Cusano, che fu incaricato intorno al 1500 di mediare i rapporti tra la chiesa di Roma e quella di Costantinopoli.
Così sul Web ce la regala Mons. Ludovico Furlan del vicariato cattolico di Schio: “…. e concedimi di addomesticare un po’ il suo pensiero – per dire che, alla fin fine e da qualche parte, esiste la possibilità di armonizzare in modo vitale, coerente e fruttuoso situazioni tra loro distanti o contrastanti addirittura.”
Un pugno di farina cotto in teglia a brace sopra e sotto diventava pane, come ancora fino a pochi anni fa in certe isolate campagne del nostro Mezzogiorno.
Non occorreva costruire un forno, bastava pochissimo combustibile per cuocerlo, e resisteva a diversi giorni di ritardo: una cosa da nomadi.
Tagliato a tasca poteva da secoli e secoli essere riempito di qualsiasi commestibile (dopo il sesto dell’era volgare solo da quelli
consentiti dall’Islam che in quel momento, come è noto,
nasceva), ed essendo lui, il pane, povero e figlio di poveri, tratteneva tenacemente ogni umore, ché nulla si perdesse. Il pane arabo non è quindi “islamico” ma solo diffuso nelle case islamiche dove molte donne anche qui in Italia lo preparano quasi quotidianamente.
Il Curatore, lontano dall’Islam come dalla luna, lo ha riempito di maiale e lo ha goduto ma nel vago sospetto di essere stato incidentalmente blasfemo verso l’Islam. Alieno dalla speculazione filosofica, ma rassicurato dal messaggio della per lui equidistante Curia di Schio, il bene se lo è preso dove era, e questa è forse un’armonia disponibile anche a tavola anche se il risultato gastronomico è originale come l’acqua calda.