Accademia del fornello

Single: Divagazioni di Pippo

Andare in fumo

Il Curatore è nato nella casa di un medico condotto di campagna ed ha nell’infanzia ricevuto la modesta educazione formale conferente al suo semplice ceto. Ha aperto e tenuto aperti gli occhi su un mondo in cui in presenza di una signora era di prammatica chiedere il permesso di fumare (le donne allora erano più sospirose di quelle d’oggi, e molto più spesso incinte) senza che vigesse alcun divieto legale.
Al diniego del consenso, più spesso espresso con un gesto di contenuta rassegnazione che con con la più cortese delle parole, l’aspirante fumatore cambiava stanza, o usciva dallo scompartimento, e tanto bastava.
Ma a tavola? E’ leggenda che il grande Cipriani si sia giocato un qualche membro di una qualche casa reale rifiutandosi di chiedere ad Hemingway di spegnere il suo sigaro. Quel sigaro doveva dare a lui, Cipriani, un enorme dispiacere data la sua convinzione che se il cliente fuma a tavola qualcosa non va, o in sala o in cucina. Eppure….
A quel tempo era considerato irrispettoso fumare in presenza di persona a cui si dovesse comunque obbedienza o deferenza, eppure non vigeva alcun divieto legale.
Il tabagismo era considerato anche allora oltre che un vizio anche una sorta di malattia sociale e con i mezzi del tempo ne veniva operata la dissuasione.
Soprattutto pochi potevano consentirsi la spesa di fumare a proprio piacimento, e questo calmiere del bisogno funzionava da solo, senza bisogno di grida di manzoniana memoria.
Ogni guerra si trascina dietro una serie di modificazione di abitudini private, e l’ultima non fece eccezione. L’Italiano si mise a fumare ovunque e senza alcun riguardo, dimenticando le “sorpassate” regole di buona creanza, e così nacque una sorta di divieto, dapprima limitato ad alcuni luoghi, e da ultimo generalizzato con zelo integralista del tutto sproporzionato al reale bisogno di tutela dell’ambiente e della comune salute, ma sicuramente giustificato dal peso delle patologie da fumo
( cancro compreso, ma non solo lui ) sui bilanci dei Servizi Sanitari.
Il Curatore che già da tempo ha cessato di andare al cinema o alla riunione di boxe, di frequentare case “antifumo”, di andare al caffè o al ristorante, ne è solo blandamente seccato, ma un poco più di fastidio gli danno le astiose lezioncine mediatiche impartite in un paese in cui l’aria libera tocca livelli di inquinamento da fare veramente paura.
Si domanda però se l’ineffabile Ministro della buona salute si sia posto il problema del fumo dell’incenso, ma la curiosità è delle più blande, dal momento che lui, il Curatore, ne è privo fin da una precoce remotissima adolescenza.