Accademia del fornello
Single: Divagazioni di Pippo: Le Ricette di MangiareBene
Agneddu e sucu
Una pensionata lillipuziana coi capelli bianchi e la voce olivastra si sentì a mezza voce chiedere da un robusto commesso di un supermercato se fosse Islamica, data la frequenza dei suoi acquisti di agnello e di piantine di menta. La signora, che pure nel padreterno ci crede quanto suo marito, ebbe buon gioco, data la presenza di qualche bottiglia di vodka nel carrello, a tagliare la testa al toro rispondendo di essere cristiana. Un fior di bugia, se vogliamo, ma per il ragazzo bastava. Se avesse detto di portare un nome spagnolo e di essere nata in quel di Trapani il curiosetto non avrebbe capito.
Aglio e menta, ingredienti indispensabili dell’ammogghiu che da secoli condisce la busiata, cioè la pasta fresca attorcigliata a mano su un filo d’erba, insaporisce la melanzana dell’orto grigliata sulle braci del fuoco della marmitta, moltiplica il valore insaporente della asfittica fettina di castrato.
Agneddu e sucu e finiu lu vattiu: il pranzo battesimale dei poveri era costituito dalla stessa busiata a cui si mescolavano abbondanti e grossi pezzi di agnello cotti nel proprio sugo. Il dessert, quando c’era, era costituito da una passata di tetè, dolci domestici decorati da una policroma granella di zucchero.
Non occorreva essere islamici, bastava essere poveri, ma il Curatore ha gustato queste cose anche in casa di facoltosi terrieri. La terra non produce solo per i ricchi o solo per i poveri, e quei terrieri lo sapevano, lo dovevano sapere per verificare se il pascolo fosse giusto o se le trecce d’aglio fossero ben conservate.
Il Curatore non aggiunge la sua flebile voce al coro della disperazione dei prezzi. Il male non lo si corregge con le proteste, ma con le azioni. Lui, il Curatore si sente ogni giorno ingannato e derubato da gente che pare più impegnata ad essere polemica che onesta, cioè a ridurre i propri margini quando la va male per tutti.
Va quindi a fare la spesa come un extracomunitario, escludendo dal suo carrello qualsiasi vivanda abbia un prezzo per porzione superiore a un terzo del compenso di un’ora di lavoro di una ghanese o di una moldava in occupazione precaria e non protetta.
Non risolve niente, ma mangia più volentieri, e quando si concede un libro, si sente come se lo avesse scritto un po’ anche lui.