Accademia del fornello

Single: Divagazioni di Pippo: Le Ricette di MangiareBene

Accademia militare

Accademia militare

Un giovane amico del Curatore si è circa dieci anni fa trasferito in Scozia dove si è sposato, ha generato figli, ha mantenuto la sua attività di consulente commerciale di prodotti elettrici per Aziende italiane operanti nel Regno Unito, ma ha affiancato al lavoro “serio” lo sfruttamento pratico di due passioni di sempre: opera infatti anche come istruttore di sport estremi e ha aperto un sito di cucina.
Il ragazzo oltre vent’anni fa elesse uniteralmente il Curatore ad insegnante di pistola libera in un poligono tanto periferico da essere praticamente infrequentato.
Ogni Sabato mattina spalla a spalla due generazioni si concentravano a far buchi nei lontani fogli di carta. Non mancava il tempo per quelle quattro chiacchiere che scioglievano la tensione senza disperdere la concentrazione. Il ragazzo “andava a scuola” non solo di tiro accademico, ma lo faceva con discrezione tale che il maestro non se ne accorse fino in fondo.
Dopo essersi persi di vista e di comunicazione il Curatore venne raggiunto da una telefonata dal Regno Unito con richiesta di informazioni su un argomento di cucina. Il Curatore, dopo tutto, gli aveva insegnato a sparare. Perché non doveva insegnargli a cucinare?
Dal fitto scambio di mail uscì un appello quasi perentorio. La ricetta del Curatore pubblicata su mangiare bene.com era forse spuria, perché non corrispondente ai canoni di una Accademia italiana della cucina pubblicati nel volume “Il falso in tavola” . Il libro, realizzato spalla a spalla con i veramente benemeriti carabinieri del Nas si è basato su 530 segnalazioni di ricette taroccate giunte da 290 delegazioni dell'Accademia sparse per l'Italia per il mondo.
"Mangiare un piatto falsificato non è pericoloso per la nostra salute, ma per quella della nostra gastronomia, un settore importante della nostra economia che rischia di perdere credibilità". Questo pensiero (ufficiale) della Accademia è pienamente condivisibile e viene illustrato da un divertente museo degli orrori. Prosegue il testo:
“Tra le 530 segnalazioni di falsi culinari, 360 sono state denunciate in Italia. Ovvero anche i nostri cari cuochi chiamano un piatto in un modo mentre viene realizzato con ingredienti e procedimenti che non rispettano la tradizione gastronomica, colpendo alle spalle illustri custodi della cucina italiana come Pellegrino Artusi.”
Poiché nel museo degli orrori la Carbonara occupa il più affollato e vituperato girone dell’infamia, il Curatore ha ripreso in mano il testo Artusiano e non ha trovato traccia di questa vivanda. Il lapsus è scusabile nell’ottica di una meritevole difesa della Patria come truppa ausiliaria dei Carabinieri, ma la stessa incertezza circa l’origine del piatto e la sua storia suggerisce che i piatti elementari di indiscutibile origine popolare non possono darsi altra regola che quella del buon senso, e che qualche anatema lo si può anche tenere sul confine del dubbio.