Accademia del fornello

Primi

Polenta e uccelli scappati

l Curatore ama leggere la poesia, ma quando ne incontra di insipida, come oggi è tanto frequente, non sa resistere alla tentazione di scriverla anche lui, magari con poco sentimento e ispirazione zero, ma almeno con dentro i sapori.
Ingredienti

Per 1 persona

per gli involtini
quattro fettine sottilissime di lonza
quattro filetti di lardo quattro belle foglie di salvia
burro grammi 50
sale
due stecchi lunghi da cucina
vino bianco q.b

per la polenta
farina 150 grammi acqua un litro
sale q.b
– oppure una confezione di “polenta svelta” o simili di cui seguire le istruzioni.

Procedimento

Dalla Siria raccolte sparse rene
il vento alla salata acqua conduce
del ribollente mare e dolcemente
dapprima le disperde fino a quando
crescendo le raccoglie in densa nube
volvendole con forza allorché cade.

Così nel tuo paiolo la polenta
entri e s’addensi. Non ti sia discara
la non breve fatica. Premio ambito
sarà l’avere sulla mensa il sole.

Ed insieme col sole la salvezza
che diè il nome alla salvia; foglia a foglia
sul lungo stecco intercalata a lonza
in rotoletti e a lardo in altra schiuma
(terrestre questa volta) che dal burro
la fiamma viva suscita fa ingresso
e vi rimane a lungo mentre il fuoco
come la primavera fatto mite
coccola il porco e la polenta gira.



Versione in prosa

Su ogni fettina di lonza se ne stenda una di lardo leggermente più piccola, e su di essa una foglia di salvia. Si arrotoli, e si infilzi su uno stecco lungo da cucina.
Si formi un altro involtino e lo si fissi allo stesso modo finché c’è posto.
Si metta il burro in padella, e quando comincerà a friggere si abbassi la fiamma e si aggiungano gli stecchi.
Dopo pochi minuti si girino perché prendano colore uniforme, e si incoperchi per una mezz’oretta, aggiungendo magari per prudenza un mezzo bicchiere di vino bianco. Sale a fine cottura.
Per quanto riguarda la polenta, se non si vorranno prendere scorciatoie, si portino a bollore due litri d’acqua salata, e sempre mescolando di sotto in su con una paletta di legno, vi si spolveri la farina “a pioggia” in principio finissima e poi sempre meno rada, finché l’impasto non avrà raggiunto la consistenza desiderata.
Si continui a mescolare, anche se con minore assiduità.